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Piccoli cambiamenti nell’orbita di Marte. Possibile passaggio di un buco nero primordiale nel Sistema Solare

By Giovanna Russo
Published 18 Settembre 2024
5 Min Read
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Piccoli cambiamenti nell’orbita di Marte. Possibile passaggio di un buco nero primordiale nel Sistema Solare

Piccoli cambiamenti nell’orbita di Marte. Possibile passaggio di un buco nero primordiale nel Sistema Solare

L’orbita di Marte e la materia oscura: una nuova frontiera nella ricerca cosmica

Gli astronomi hanno recentemente proposto un’idea audace per rilevare la materia oscura: utilizzare il pianeta Marte come un gigantesco rivelatore. La posizione del Pianeta Rosso è conosciuta con una precisione straordinaria, e se un certo tipo di materia oscura attraversasse il Sistema Solare, l’orbita di Marte subirebbe una piccola variazione. Sebbene questa variazione sarebbe di solo un metro, sarebbe comunque misurabile.

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La natura della materia oscura

Un enigma cosmico. Non sappiamo esattamente cosa sia la materia oscura; il nome stesso è fuorviante. La materia oscura supera la materia ordinaria in un rapporto di cinque a uno, ma non è oscura nel senso tradizionale del termine. È invisibile, non interagisce con la luce, ma solo con la gravità. Una delle possibili componenti di questa materia oscura sono i buchi neri primordiali, formatisi pochi istanti dopo il Big Bang. Questi buchi neri devono essere almeno pesanti quanto un asteroide, altrimenti avrebbero già distrutto l’universo.

Il ruolo dei buchi neri primordiali

Gli astronomi hanno calcolato la frequenza con cui tali buchi neri potrebbero attraversare il Sistema Solare e cosa accadrebbe se lo facessero. Si stima che almeno uno di questi oggetti passi attraverso il Sistema Solare interno ogni decennio. Se per caso si trovasse a pochi milioni di chilometri da Marte, creerebbe una piccola oscillazione nell’orbita del pianeta, che alla fine si tradurrebbe in una differenza di un metro nel percorso celeste del Pianeta Rosso.

La precisione delle misurazioni

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La telemetria di Marte

“Grazie a decenni di telemetria di precisione, gli scienziati conoscono la distanza tra la Terra e Marte con un’accuratezza di circa 10 centimetri,” ha dichiarato il co-autore Professor David Kaiser del Massachusetts Institute of Technology. “Stiamo sfruttando questa regione altamente strumentata dello spazio per cercare un piccolo effetto. Se lo vediamo, sarebbe una ragione concreta per continuare a perseguire questa affascinante idea che tutta la materia oscura consista di buchi neri formatisi in meno di un secondo dopo il Big Bang e che abbiano viaggiato nell’universo per 14 miliardi di anni.”

Un esperimento mentale

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La ricerca è iniziata come un esperimento mentale su cosa accadrebbe se uno di questi buchi neri (che sono microscopici) passasse a un metro di distanza da una persona. Quella persona verrebbe spinta a 6 metri di distanza dalla sua posizione in un solo secondo. Da questo caso estremamente improbabile, il team ha iniziato a considerare come un oggetto in rapido movimento potrebbe influenzare gli abitanti del Sistema Solare.

Simulazioni e prospettive future

Il caso della Terra e della Luna

“Abbiamo estrapolato per vedere cosa accadrebbe se un buco nero passasse vicino alla Terra e causasse una piccola oscillazione della Luna,” ha spiegato il primo autore Tung Tran, ora alla Stanford University. “I numeri che abbiamo ottenuto non erano molto chiari. Ci sono molte altre dinamiche nel Sistema Solare che potrebbero agire come una sorta di attrito per smorzare l’oscillazione.”

Marte come rivelatore

La Terra e la Luna non si sono rivelate buoni rivelatori di materia oscura nonostante la nostra presenza, ma Marte sembrava essere un candidato valido. Tuttavia, il team vuole eseguire molte più simulazioni per trasformare questa idea in uno strumento diagnostico per la presenza di buchi neri primordiali nel Sistema Solare.

Simulazioni future

“Stiamo ora lavorando per simulare un enorme numero di oggetti, dai pianeti alle lune e alle rocce, e come si muovono su lunghe scale temporali,” ha spiegato la co-autrice Sarah Geller. “Vogliamo iniettare scenari di incontri ravvicinati e osservare i loro effetti con maggiore precisione.”

Pubblicazione e riconoscimenti

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Physical Review D. Questo lavoro rappresenta un passo significativo nella comprensione della materia oscura e delle sue interazioni con il nostro Sistema Solare. La ricerca continua, con l’obiettivo di svelare uno dei più grandi misteri dell’universo.

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