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L’aurora di Nettuno osservata per la prima volta dopo 36 anni di attesa

By Giovanna Russo
Published 27 Marzo 2025
4 Min Read
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Per la prima volta, dopo oltre tre decenni di attese e ipotesi, gli astronomi hanno immortalato le elusive aurore di Nettuno, il gigante di ghiaccio situato all’estremità del nostro Sistema Solare. Il merito di questo straordinario risultato è del potentissimo James Webb Space Telescope (JWST), che ha permesso di misurare il bagliore aurorale e di scoprire dettagli inaspettati sulla temperatura attuale del pianeta. Oggi, rispetto al 1989 — anno in cui la sonda Voyager 2 visitò Nettuno — il pianeta risulta sensibilmente più freddo.

 

Le aurore, spettacolari giochi di luce creati dall’interazione tra particelle cariche e i campi magnetici planetari, sono già state osservate su Marte, Giove, Saturno, Mercurio, Venere e Urano, oltre che sulla Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Ora, con la scoperta su Nettuno, il cerchio si chiude e l’intero set dei pianeti giganti mostra finalmente questo fenomeno anche nell’infrarosso.

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Henrik Melin, principale autore dello studio condotto presso l’Università di Leicester, ha commentato con entusiasmo: “Trovare l’aurora su Nettuno è stato il risultato più divertente della mia carriera”. Secondo lo scienziato, il pianeta possiede da sempre tutte le condizioni necessarie per generare aurore, ma finora nessun telescopio terrestre era riuscito a rilevarle.

 

Grazie alle avanzatissime capacità di osservazione nel vicino infrarosso del JWST, il team è riuscito a rilevare anche la distribuzione del catione trihidrogeno (H3+), un indicatore strettamente legato alla presenza di aurore, già ben conosciuto su Giove, Saturno e Urano. La sorprendente scoperta è che, su Nettuno, queste manifestazioni luminose non si concentrano presso i poli, come avviene sulla Terra, ma si distribuiscono in aree più distanti, a causa del campo magnetico inclinato di 47 gradi rispetto all’asse di rotazione, come già osservato dalla Voyager 2.

 

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La scoperta ha portato con sé un’ulteriore rivelazione: la temperatura dell’atmosfera superiore di Nettuno si è ridotta drasticamente, risultando oggi la metà rispetto a quanto registrato nel 1989. Questo raffreddamento potrebbe aver contribuito a rendere le aurore ancora più difficili da osservare fino ad oggi.

 

Secondo Heidi Hammel, coinvolta nella ricerca, “l’H3+ è sempre stato un segnale chiave di attività aurorale sui giganti gassosi, e ci aspettavamo di trovarlo anche su Nettuno. Adesso, con le straordinarie capacità del JWST, possiamo finalmente confermarlo.”

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Nel 2026, un programma di osservazione dedicato del JWST monitorerà Nettuno per un intero mese. Si prevede di raccogliere nuove informazioni su un mondo ancora largamente misterioso, dove l’atmosfera continua a stupire per la sua dinamicità nonostante la distanza di circa 4,5 miliardi di chilometri dal Sole.

 

“Le osservazioni del JWST ci stanno rivelando condizioni fisiche inattese e dimostrano che la parte superiore dell’atmosfera si è raffreddata notevolmente dopo il passaggio della Voyager 2. È stata una scoperta sorprendente”, ha aggiunto Henrik Melin. Le informazioni raccolte permetteranno agli scienziati di comprendere meglio l’evoluzione del campo magnetico di Nettuno e la sua interazione con l’ambiente spaziale.

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