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Due popolazioni ancestrali si unirono 300.000 anni fa: nuova scoperta sull’origine degli esseri umani

By Stefano Diaz
Published 20 Marzo 2025
5 Min Read
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Contents
L’intreccio genetico che ha riscritto la storia dell’umanitàIl lungo isolamento e il collo di bottiglia evolutivoLa seconda popolazione e il ruolo della selezione purificanteOrigini incerte e legami con Homo erectus e Homo heidelbergensis

Il cammino evolutivo che ha portato alla comparsa degli attuali esseri umani si arricchisce di un nuovo, sorprendente capitolo. Secondo una recente ricerca pubblicata su Nature Genetics, la nostra specie non discende da una sola popolazione antica, ma è il frutto dell’incontro tra due gruppi distinti, separatisi circa 1,5 milioni di anni fa e riunitisi soltanto 300.000 anni fa. Questa mescolanza genetica avrebbe segnato il momento decisivo nella nascita degli esseri umani moderni, modificando radicalmente la visione tradizionale delle nostre origini.

L’intreccio genetico che ha riscritto la storia dell’umanità

Per decenni, la comunità scientifica ha sostenuto che Homo sapiens si sia evoluto esclusivamente in Africa, tra i 200.000 e i 300.000 anni fa, da un’unica linea ancestrale. Le nuove analisi, però, cambiano prospettiva. I ricercatori, servendosi del vasto database del Progetto 1000 Genomi, che raccoglie sequenze genetiche da popolazioni di tutto il mondo, hanno potuto ricostruire un quadro molto più complesso.

Gli scienziati hanno sviluppato un innovativo algoritmo computazionale chiamato Cobraa, capace di simulare la separazione e la successiva fusione di popolazioni ancestrali. Dopo aver verificato l’efficacia dell’algoritmo con dati simulati, il team ha applicato la tecnologia a sequenze genetiche umane reali, rivelando come due popolazioni ancestrali abbiano seguito percorsi distinti per più di un milione di anni, per poi mescolarsi e dare origine alla nostra specie.

Il lungo isolamento e il collo di bottiglia evolutivo

Subito dopo la separazione di queste antiche popolazioni, una delle due ha affrontato un periodo di forte riduzione numerica, noto come collo di bottiglia, restando confinata in un gruppo di dimensioni estremamente ridotte. Questo nucleo ristretto ha poi ripreso lentamente a crescere per oltre un milione di anni. Come spiegato da Aylwyn Scally, genetista dell’Università di Cambridge, questa popolazione ha fornito circa l’80% del patrimonio genetico degli esseri umani attuali. Non solo: da questa stessa linea ancestrale si sarebbero distaccati anche i Neanderthal e i Denisoviani, popolazioni che hanno coesistito e incrociato i loro destini con il nostro.

La seconda popolazione e il ruolo della selezione purificante

La seconda popolazione ancestrale ha contribuito in misura minore, circa il 20%, al nostro genoma. Tuttavia, il suo apporto genetico non è stato marginale. Gran parte del materiale genetico proveniente da questo gruppo si è concentrato in regioni del DNA lontane dai geni funzionali. Questo fenomeno potrebbe essere il risultato della cosiddetta selezione purificante, un processo attraverso il quale la selezione naturale elimina mutazioni dannose.

Malgrado ciò, alcuni geni trasmessi da questa seconda popolazione potrebbero aver avuto un ruolo cruciale nello sviluppo delle capacità cognitive e nella crescita del cervello umano. La selezione purificante, inoltre, ha continuato a influenzare l’evoluzione umana anche in seguito, quando, tra 50.000 e 45.000 anni fa, gli Homo sapiens si sono incrociati con i Neanderthal, portando all’eliminazione di alcune varianti genetiche considerate dannose.

Origini incerte e legami con Homo erectus e Homo heidelbergensis

L’identità precisa delle due popolazioni ancestrali rimane, almeno in parte, avvolta nel mistero. Le ipotesi più accreditate indicano come probabili candidati Homo erectus e Homo heidelbergensis, due specie già presenti in Africa nel periodo in cui avvenne la mescolanza genetica. Gli studiosi, però, non hanno ancora trovato prove definitive per collegare i dati genetici ai resti fossili conosciuti.

Come osserva Trevor Cousins, primo autore della ricerca e anch’egli genetista dell’Università di Cambridge, la storia evolutiva non segue linee rigide e nette. L’incrocio genetico e il flusso di geni tra diverse popolazioni hanno probabilmente giocato un ruolo determinante nell’origine non solo degli esseri umani, ma di molte altre specie animali. Questa dinamica, oggi sempre più evidente, mostra quanto il confine tra le specie sia spesso più sfumato di quanto immaginato in passato.

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