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Le storie dimenticate di Merlino e Re Artù tornano alla luce grazie a una ricostruzione digitale

By Stefano Diaz
Published 12 Aprile 2025
4 Min Read
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Contents
Un manoscritto medievale riemerge dalle pieghe del tempoUn libro riciclato che custodiva un segretoTecnologia al servizio del passatoDue episodi epici del ciclo arturianoUn nuovo standard per la conservazione storica

Un manoscritto medievale riemerge dalle pieghe del tempo

Una scoperta eccezionale sta riaccendendo l’interesse per la letteratura arturiana medievale: un frammento raro del Vulgate Merlin, parte del ciclo narrativo su Merlino e Re Artù, è stato ritrovato nascosto nella rilegatura di un registro del XVI secolo. Questo piccolo tesoro letterario del XIII secolo è emerso dagli archivi della Biblioteca dell’Università di Cambridge, rivelando due episodi inediti e dettagliati delle avventure del mitico mago e del leggendario sovrano.

Un libro riciclato che custodiva un segreto

Il manoscritto, datato tra il 1275 e il 1315, era stato riutilizzato come copertura per un registro amministrativo appartenente alla famiglia Vanneck, a Huntingfield Manor nel Suffolk. Una pratica comune nel passato, ma che oggi si è rivelata una fortuna per la ricerca storica. Infatti, solo 40 copie del Suite Vulgate du Merlin sono giunte fino a noi, e ciascuna presenta varianti e imperfezioni dovute alla trascrizione manuale degli scribi.

Questo frammento specifico, appartenente alla versione breve del testo, presenta curiosità filologiche come l’errore nel nome del re “Dorilas” invece di “Dodalis”. Questi dettagli aiutano gli studiosi a tracciare la genealogia e la diffusione dei testi medievali, come se fossero impronte digitali della tradizione manoscritta.

Tecnologia al servizio del passato

A causa delle sue condizioni estremamente fragili – il testo era piegato, strappato e cucito nella rilegatura – è stato impossibile aprirlo fisicamente. Così, un team multidisciplinare dell’Università di Cambridge ha avviato un sofisticato processo di digitalizzazione non invasiva, durato tre anni, presso il Cultural Heritage Imaging Laboratory (CHIL).

Tra le tecnologie impiegate:

  • Imaging multispettrale (MSI): per leggere il testo anche dove l’inchiostro era sbiadito o nascosto.
  • Tomografia computerizzata (CT): usata solitamente in paleontologia, ha permesso di studiare la rilegatura interna senza danneggiarla.
  • Specchi, prismi e magneti: strumenti utilizzati per acquisire le immagini del testo nascosto nei pieghevoli.

Il risultato? Un modello 3D digitale perfettamente leggibile del manoscritto, ora consultabile online nella Biblioteca Digitale di Cambridge.

Due episodi epici del ciclo arturiano

Il frammento racconta due storie:

  1. La battaglia di Cambénic, in cui i cristiani, guidati da Re Lot e dai suoi figli, Gauvain e il fratello, affrontano le armate sassoni dei re Dodalis, Moydas, Oriancés e Brandalus. Gauvain brandisce Excalibur sul suo cavallo Gringalet, evocando immagini da vera epopea cavalleresca.
  2. L’arrivo di Merlino alla corte di Artù, durante la Festa dell’Assunzione della Vergine Maria, travestito da arpista. Qui il mago dimostra i suoi poteri e si afferma come consigliere chiave del giovane sovrano.

Queste storie non solo arricchiscono il corpus arturiano, ma mostrano anche il ruolo del francese antico come lingua della nobiltà inglese post-normanna e l’intreccio tra tradizione orale, religione e potere politico.

Un nuovo standard per la conservazione storica

Questo progetto non si limita a riscoprire un testo dimenticato, ma ha aperto la strada a nuovi metodi di studio non distruttivi dei manoscritti medievali. Le tecniche sviluppate hanno già suscitato l’interesse di istituzioni come gli Archivi Nazionali britannici, aprendo la possibilità a un futuro in cui la conservazione del patrimonio scritto potrà convivere con la sua fruizione digitale.

Come afferma uno dei ricercatori coinvolti: “Non è solo una questione di recuperare il testo, ma anche di preservare l’oggetto come testimonianza storica materiale”. In questo senso, ogni piega, cucitura e imperfezione diventa parte integrante della narrazione storica.

 

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