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La vongola Ming: 507 anni di storia tra Rinascimento e biologia

By Valeria Mariani
Published 24 Aprile 2025
3 Min Read
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Una creatura longeva come nessun’altra

Nata nel 1499 al largo delle coste islandesi, Ming, una vongola oceanica quahog (Arctica islandica), è stata riconosciuta come l’animale non clonale più vecchio mai documentato. Il suo soprannome è un tributo alla dinastia Ming cinese, ancora al potere quando questo mollusco vide la luce. Con una longevità che ha sfidato secoli, ha attraversato periodi storici come il Rinascimento, l’epoca napoleonica, due guerre mondiali e persino la trasmissione di Seinfeld.

 

Il conteggio degli anelli: un metodo da dendrocronologia marina

La longevità di Ming è stata rivelata grazie all’analisi del suo guscio, che presenta anelli di crescita annuali, analoghi a quelli degli alberi. Una prima stima nel 2006 suggerì un’età di circa 410 anni, ma una successiva e più accurata valutazione portò il dato definitivo a 507 anni. Questo studio fu condotto da un team dell’Università di Bangor nel Regno Unito, che raccolse l’esemplare tramite dragaggio in mare aperto.

 

Una morte involontaria e le polemiche globali

Quando i ricercatori raccolsero Ming nel 2006, non si resero conto che il processo di congelamento per preservarne le condizioni ne avrebbe causato la morte accidentale. L’opinione pubblica reagì con indignazione: “Siamo stati chiamati assassini di vongole,” ha dichiarato James Scourse, professore a Bangor, in un’intervista alla BBC News nel 2013. Tuttavia, la stessa specie è pescata e consumata regolarmente, specialmente nella zuppa di vongole del New England.

 

Una vita dedicata alla scienza

Nonostante la tragica fine, Ming ha lasciato un’eredità scientifica significativa. I dati raccolti dal suo guscio hanno aiutato gli studiosi a ricostruire i cambiamenti climatici degli oceani negli ultimi cinque secoli. Inoltre, le sue caratteristiche biologiche sono state fondamentali nello studio dell’invecchiamento cellulare. Secondo la biologa marina Doris Abele, l’eccezionale longevità di Arctica islandica si deve a un metabolismo estremamente lento e a una struttura genetica unica.

 

Una specie che sfida il tempo

Uno studio pubblicato nel 2015 ha sottolineato come i danni cellulari nella A. islandica non aumentino con l’età, ad eccezione dell’ossidazione degli acidi nucleici, un elemento considerato indicativo dei meccanismi intrinseci dell’invecchiamento. Questo risultato suggerisce una straordinaria capacità di manutenzione cellulare, rendendo questa specie un modello unico per lo studio della longevità estrema negli organismi viventi.

 

Ming non è più con noi, ma il suo esempio continua a ispirare ricerca, rispetto per la biodiversità marina e una profonda riflessione sul tempo e la vita.

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