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Batteri costruttori per basi lunari più resistenti alla regolite

By Valeria Mariani
Published 22 Aprile 2025
3 Min Read
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Batteri ingegneri per l’edilizia extraterrestre

L’Istituto Indiano di Scienze di Bangalore ha recentemente proposto una soluzione biologica per costruire basi lunari durature, sfruttando batteri capaci di rafforzare i mattoni creati con la regolite, la polvere superficiale della Luna. Lo studio, pubblicato su Frontiers in Space Technologies, suggerisce che alcuni microrganismi potrebbero essere impiegati come veri e propri “muratori biologici”, in grado di riparare autonomamente i danni strutturali causati dagli estremi sbalzi termici lunari.

 

La sfida dell’edilizia lunare e la fragilità dei mattoni

La regolite lunare, materiale abbondante e leggero, è da tempo al centro di esperimenti per la costruzione di strutture abitabili sulla superficie selenica. Attualmente, la tecnica più promettente consiste nella fusione della regolite con alcol polivinilico, un polimero termoresistente. Tuttavia, le estreme escursioni termiche che variano da +120 °C a -130 °C compromettono l’integrità dei mattoni prodotti, causando fessurazioni e perdita di resistenza meccanica nel tempo.

 

Batteri e biocemento: una soluzione naturale e sostenibile

La ricerca indiana ha identificato batteri capaci di avviare una reazione chimica simile alla calcinazione, producendo cristalli di carbonato che si infiltrano nelle microfessure dei mattoni, rinforzandone la struttura. Questo processo, noto come biocementazione, è già studiato sulla Terra per la stabilizzazione dei suoli e la riparazione di edifici danneggiati. I mattoni “viventi” così ottenuti potrebbero autoripararsi, migliorando sensibilmente la longevità delle infrastrutture lunari.

 

Verso il test in orbita con la missione Gaganyaan

Il passo successivo sarà testare l’efficacia di questi batteri in condizioni spaziali. Gli scienziati stanno progettando un esperimento da lanciare a bordo della missione Gaganyaan, il primo volo con equipaggio umano del programma spaziale indiano, previsto per il 2026. Se i microrganismi riusciranno a sopravvivere e funzionare anche nello spazio, potrebbero diventare fondamentali per la bioedilizia lunare del futuro.

 

Riferimenti scientifici e prospettive future

Fonti come la NASA, l’ESA e il Journal of Microbial Biotechnology hanno da tempo esplorato le potenzialità dei microrganismi ingegneri per applicazioni spaziali. Questo nuovo studio rafforza l’idea che biotecnologie e colonizzazione spaziale possano intrecciarsi in modo sempre più profondo, aprendo la strada a costruzioni autonome, ecologiche e autoriparanti anche su altri corpi celesti come Marte.

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