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Gel di zucchero e capelli: una scoperta inaspettata stimola una ricrescita vigorosa

By Giovanna Russo
Published 22 Marzo 2025
5 Min Read
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Nel corso del 2024, un team di studiosi dell’Università di Sheffield, in collaborazione con la COMSATS University in Pakistan, ha portato alla luce un possibile rimedio per la calvizie ereditaria, uno dei fenomeni più diffusi di caduta dei capelli sia per gli uomini che per le donne. L’elemento chiave di questa ricerca è un composto presente naturalmente nell’organismo: il desossiribosio, componente fondamentale dell’acido desossiribonucleico (DNA).

 

Durante gli studi sul processo di guarigione delle ferite nei topi, i ricercatori hanno osservato che, applicando localmente il gel di zucchero desossiribosio, il pelo nelle aree trattate ricresceva con maggiore velocità e spessore rispetto alle zone non trattate.

 

L’esperimento, pubblicato a giugno 2024 sulla rivista Frontiers in Pharmacology, si è svolto su topi maschi sottoposti a perdita di pelo indotta dal testosterone. Il procedimento prevedeva la rasatura della schiena degli animali e l’applicazione quotidiana di una piccola quantità di gel di zucchero. Nel giro di tre settimane, gli studiosi hanno documentato una crescita consistente e robusta, con la formazione di peli più lunghi e spessi.

 

Il risultato si è rivelato sorprendente: l’efficacia del gel di desossiribosio si è dimostrata paragonabile a quella del più noto minoxidil, farmaco topico approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti e venduto con il nome commerciale Rogaine.

 

Secondo quanto dichiarato dalla professoressa Sheila MacNeil, esperta in ingegneria tissutale presso l’Università di Sheffield, il meccanismo alla base di questa scoperta potrebbe risiedere nella capacità del desossiribosio di favorire un maggiore afflusso di sangue ai follicoli piliferi, incrementando così il nutrimento e stimolando la crescita dei capelli.

 

L’alopecia androgenetica, o calvizie ereditaria, colpisce fino al 40% della popolazione mondiale ed è strettamente legata a fattori genetici, variazioni ormonali e invecchiamento. Attualmente, i rimedi riconosciuti e approvati ufficialmente dalla FDA si limitano a due opzioni: il minoxidil, che però non funziona per tutti, e il finasteride (nome commerciale Propecia), disponibile solo per pazienti maschi. Quest’ultimo è un farmaco orale che agisce bloccando la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, l’ormone responsabile della miniaturizzazione dei follicoli piliferi. Tuttavia, il finasteride deve essere assunto in modo continuativo e può provocare effetti collaterali significativi, tra cui disfunzione erettile, dolore testicolare, tensione mammaria, diminuzione della libido e, in alcuni casi, depressione.

 

Nel corso dell’esperimento, il team di ricerca guidato dallo specialista in biomateriali Muhammad Anjum ha creato un gel biodegradabile e non tossico a base di desossiribosio, testandolo su modelli murini affetti da alopecia androgenetica. Alcuni topi hanno ricevuto solo il gel di zucchero, altri solo minoxidil, e altri ancora entrambi i trattamenti. In ogni caso, la ricrescita dei peli è stata osservata nell’80-90% dei soggetti trattati, con risultati molto simili per entrambi i rimedi. L’associazione tra i due non ha mostrato benefici superiori.

 

Le immagini scattate nell’arco dei 20 giorni di studio mostrano in modo evidente un aumento della densità e della lunghezza dei peli. Intorno alle zone trattate si è verificata una maggiore formazione di vasi sanguigni e cellule epiteliali, segno che il desossiribosio potrebbe potenziare la microcircolazione e migliorare il diametro dei follicoli piliferi.

 

Se confermata negli esseri umani, questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per contrastare non solo l’alopecia androgenetica, ma anche la perdita di capelli, ciglia e sopracciglia dovuta alla chemioterapia. Secondo gli autori dello studio, la ricerca è ancora in una fase iniziale e al momento si limita a modelli maschili murini. Tuttavia, ci sono buone prospettive di successo anche per test futuri su topi femmina affetti da alopecia ormonale.

 

Come sottolinea la professoressa MacNeil, si tratta di un ambito di ricerca poco esplorato che potrebbe riservare sorprese molto interessanti e merita senza dubbio ulteriori approfondimenti.

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