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Dominion Energy ottiene l’approvazione per un nuovo impianto di stoccaggio di gas naturale liquefatto in Virginia

By Giovanna Russo
Published 2 Marzo 2025
6 Min Read
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Contents
Un progetto per garantire la sicurezza energeticaCritiche e preoccupazioni economicheImpatto ambientale ed economicoCosti per i consumatori e rischi futuriUna transizione energetica ancora incerta

La State Corporation Commission della Virginia ha dato il via libera alla costruzione di un impianto di stoccaggio di gas naturale liquefatto (GNL) da parte di Dominion Energy, la più grande utility dello stato. Il nuovo impianto, con una capacità di 25 milioni di galloni, sarà destinato a servire due delle principali centrali elettriche della regione del Southside: la centrale di Brunswick, da 1.358 megawatt, e quella di Greensville, da 1.588 megawatt.

L’approvazione è arrivata nonostante le proteste di gruppi ambientalisti e sostenitori dell’energia rinnovabile, che vedono il progetto come un ulteriore investimento in infrastrutture legate ai combustibili fossili, in contrasto con gli obiettivi di decarbonizzazione dello stato.

Un progetto per garantire la sicurezza energetica

Secondo Jeffrey G. Miscikowski, vicepresidente della divisione costruzione progetti di Dominion Energy, il nuovo impianto è fondamentale per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento in caso di eventi climatici estremi, calamità naturali o altre interruzioni nella fornitura di gas naturale. L’obiettivo è mantenere una riserva di carburante affidabile per le centrali di Brunswick e Greensville, entrambe dotate di turbine a ciclo combinato che ottimizzano l’uso del gas naturale attraverso il recupero del vapore.

A sostegno della necessità del progetto, Dominion ha citato eventi meteorologici estremi come la tempesta invernale Elliot, che nel dicembre 2022 ha causato il congelamento di numerosi pozzi di produzione di gas, limitando la disponibilità di carburante per le centrali elettriche.

Critiche e preoccupazioni economiche

I critici del progetto, tra cui il Southern Environmental Law Center, mettono in dubbio l’effettiva utilità dell’impianto e il suo costo elevato. Grayson Holmes, avvocato senior del centro, ha sottolineato che, nonostante i consumatori stiano ancora pagando il costo delle due centrali, Dominion ha già avanzato richieste di finanziamento per ulteriori 1 miliardo di dollari per la gestione delle stesse.

Il Procuratore Generale della Virginia ha inoltre evidenziato come, negli ultimi vent’anni, Dominion Energy non abbia mai subito interruzioni del servizio a causa di una limitazione nell’approvvigionamento di gas naturale. Secondo il rapporto presentato alla State Corporation Commission, i benefici dell’impianto dipenderebbero dal verificarsi di eventi estremi, rendendo quindi difficile giustificarne l’investimento su larga scala.

Impatto ambientale ed economico

L’impianto di stoccaggio di GNL dovrebbe generare 68.919 tonnellate di emissioni equivalenti di anidride carbonica all’anno, con un incremento di circa 1,1% rispetto alle emissioni totali delle due centrali nel 2023. Inoltre, secondo i calcoli della Mecklenburg Electric Cooperative, l’energia necessaria per il funzionamento del serbatoio e dei generatori di riserva contribuirà ulteriormente all’impatto ambientale complessivo.

Sul fronte economico, la costruzione del nuovo impianto porterà 400 posti di lavoro temporanei, 6 occupazioni a tempo pieno una volta operativo e un incremento nelle entrate fiscali locali e statali stimato in 700.000 dollari all’anno. Dominion prevede inoltre un impatto economico locale pari a 17,5 milioni di dollari.

Costi per i consumatori e rischi futuri

Il costo stimato del progetto è di 547 milioni di dollari, ma l’importo che la utility sarà autorizzata a recuperare nel corso della vita utile dell’impianto oscilla tra 1,07 miliardi e 1,45 miliardi di dollari. Per i consumatori, questo si tradurrà in un aumento delle bollette compreso tra 5 e 12,50 dollari all’anno.

Un altro aspetto controverso è la durata dell’impianto. Sebbene un’infrastruttura di questo tipo abbia una vita utile di circa 30 anni, la Virginia Clean Economy Act impone la dismissione delle fonti fossili entro il 2045, salvo eccezioni legate all’affidabilità della rete. Se le centrali di Brunswick e Greensville dovessero chiudere entro quella data, il serbatoio di GNL servirebbe solo per 18 anni, con un aumento dei costi annuali per i consumatori.

Una transizione energetica ancora incerta

Il via libera al progetto arriva in un momento di forte dibattito sull’equilibrio tra combustibili fossili e fonti rinnovabili nella transizione energetica della Virginia. Dominion Energy sta anche cercando l’approvazione per la costruzione di una nuova centrale a gas nella contea di Chesterfield, giustificata dall’aumento della domanda energetica dovuto alla crescita dei data center.

Secondo il Piano di Risorse Integrato 2024 della società, il mix energetico futuro includerà circa il 20% da fonti fossili, in netto aumento rispetto al 5% del piano 2023. Gli ambientalisti ritengono che questi investimenti vadano in direzione opposta rispetto agli obiettivi climatici dello stato e alla necessità di puntare su solare, eolico e batterie di accumulo.

Peter Anderson, direttore delle politiche energetiche di Appalachian Voices, ha dichiarato che “questo non è il momento per investire in costose infrastrutture fossili”, aggiungendo che tecnologie più pulite potrebbero garantire la stessa affidabilità senza creare un rischio di asset inutilizzabili nel prossimo futuro.

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