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I tatuaggi possono davvero aumentare il rischio di cancro? Cosa sappiamo oggi

By Giovanna Russo
Published 20 Marzo 2025
5 Min Read
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Milano, Roma e tutte le principali città italiane vedono crescere ogni anno il numero di persone che scelgono di decorare la propria pelle con disegni permanenti. Dai piccoli simboli sulle dita fino a grandi opere d’arte che coprono schiena, braccia o gambe, i tatuaggi rappresentano una forma di espressione personale sempre più diffusa. Tuttavia, nuove ricerche stanno sollevando dubbi su potenziali conseguenze legate alla salute, in particolare sul possibile collegamento tra tatuaggi e alcune forme di tumore.

 

Sostanze chimiche negli inchiostri: la questione in Europa

Nel territorio dell’Unione Europea, l’attenzione verso gli ingredienti contenuti negli inchiostri per tatuaggi è diventata una priorità. La normativa REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) ha introdotto restrizioni severe su oltre 4000 sostanze chimiche. Questo provvedimento è nato dalle preoccupazioni relative alla possibilità che alcuni di questi composti possano favorire l’insorgenza di linfomi o di carcinomi cutanei.

Gli inchiostri utilizzati nei tatuaggi, infatti, non contengono solo pigmenti colorati, ma anche additivi, stabilizzanti e metalli pesanti come piombo, nichel, cromo e cobalto. Quando questi composti vengono iniettati sotto la pelle, possono rimanere nell’organismo a lungo, accumulandosi nei linfonodi, alterando il sistema immunitario e provocando, secondo alcune ipotesi, processi infiammatori cronici.

 

Studi scientifici ancora agli inizi

Le ricerche cliniche che indagano il collegamento tra tatuaggi e cancro sono in fase iniziale e mancano di risultati definitivi. Alcuni studi epidemiologici condotti in Svezia, Germania e Francia hanno osservato una possibile relazione tra tatuaggi e l’aumento di casi di linfoma non-Hodgkin, ma non sono ancora stati pubblicati dati conclusivi che possano dimostrare un legame diretto.

Inoltre, recenti analisi svolte dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) hanno sottolineato come diversi pigmenti presenti negli inchiostri possano, una volta degradati dal sole o dal sistema immunitario, trasformarsi in sostanze tossiche o cancerogene. Questa trasformazione potrebbe portare, nel lungo periodo, a danni alle cellule e al DNA.

 

Regolamentazione disomogenea nel mondo

Mentre in Europa il quadro normativo è sempre più rigido, in altri paesi, come gli Stati Uniti, le regole relative ai pigmenti dei tatuaggi sono meno severe. L’FDA (Food and Drug Administration) non effettua controlli approfonditi su queste sostanze, lasciando ampio margine all’utilizzo di composti potenzialmente pericolosi. Anche in Asia e in alcune zone dell’America Latina, i controlli sono limitati o quasi assenti, aumentando i rischi per chi sceglie di tatuarsi in queste regioni.

 

Comportamenti individuali e attenzione alla provenienza

È importante sapere che non tutti gli studi concordano nel collegare direttamente i tatuaggi al rischio di sviluppare forme tumorali. Fattori come la qualità dell’inchiostro, il numero di tatuaggi sul corpo, l’età della persona e lo stato generale di salute giocano un ruolo determinante. Tuttavia, le persone che hanno più tatuaggi di grandi dimensioni sembrano essere più esposte all’accumulo di sostanze potenzialmente tossiche.

In Italia, alcune tra le principali città come Torino, Firenze e Napoli hanno rafforzato i controlli sui laboratori che producono e distribuiscono inchiostri, imponendo standard elevati di sicurezza. I pigmenti devono essere tracciabili, certificati e privi di sostanze vietate.

 

Le prossime indagini scientifiche

Nuovi studi sono attualmente in corso presso l’Istituto superiore di sanità a Roma, con il supporto di laboratori europei e università tedesche. L’obiettivo è comprendere in modo più approfondito quali pigmenti, se presenti nel corpo umano a lungo termine, possano generare effetti cancerogeni.

Nel frattempo, la comunità scientifica invita alla prudenza e continua a monitorare i dati epidemiologici raccolti in Svezia, Norvegia e Paesi Bassi, dove sono state avviate grandi indagini su migliaia di persone tatuate.

Le risposte definitive potrebbero arrivare entro pochi anni, quando i risultati di queste ricerche verranno pubblicati su riviste specializzate.

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