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La prima traccia di inquinamento da piombo risale a 5.200 anni fa nel Mar Egeo

By Patrizia Oggiano
Published 31 Gennaio 2025
5 Min Read
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Contents
L’antico Mar Egeo e l’inizio dell’inquinamento da piomboL’incremento dell’inquinamento e il dominio romanoIl legame tra piombo, polline e trasformazioni del territorio

Un nuovo studio ha rivelato che le prime tracce conosciute di contaminazione da piombo causata dall’uomo risalgono a circa 5.200 anni fa e si trovano nei sedimenti del Mar Egeo. La scoperta, pubblicata su Communications Earth & Environment, collega questa forma di inquinamento alle antiche popolazioni della regione, anticipando di circa 1.200 anni la datazione finora accettata. Inoltre, la ricerca ha individuato un secondo incremento significativo della contaminazione da piombo circa 2.150 anni fa, in concomitanza con la caduta della Grecia sotto il dominio romano e l’incremento della produzione di argento.

L’antico Mar Egeo e l’inizio dell’inquinamento da piombo

L’area egea, culla di alcune tra le più importanti civiltà dell’antichità come i Minoici, i Micenei e i Greci, è stata a lungo considerata uno dei centri più avanzati del mondo antico. Tuttavia, sembra che queste culture abbiano anche lasciato una prima impronta ecologica negativa.

Per studiare l’interazione tra queste civiltà e il loro ambiente, un team di ricercatori ha analizzato 14 campioni di sedimenti prelevati dalle coste e dal fondale marino dell’Egeo, utilizzando navi di ricerca come la METEOR e la AEGAEO. L’analisi ha rivelato che gli esseri umani avevano già iniziato a inquinare l’ambiente con il piombo 5.200 anni fa, ben prima di quanto si credesse.

Uno degli autori dello studio, Andreas Koutsodendris, ricercatore presso l’Istituto di Scienze della Terra dell’Università di Heidelberg, ha sottolineato come la presenza di piombo nei sedimenti sia un indicatore chiave dei cambiamenti socioeconomici. Questo metallo veniva infatti rilasciato durante la produzione di argento, una pratica strettamente legata alla crescita economica e alla complessità delle società antiche.

L’incremento dell’inquinamento e il dominio romano

Un secondo picco di contaminazione da piombo è stato individuato circa 2.150 anni fa, ovvero attorno al 146 a.C., data della caduta della Grecia ellenistica sotto il controllo romano. Questo periodo è coinciso con un incremento della produzione di argento, metallo prezioso utilizzato dai Romani per coniare monete e finanziare il loro impero.

Lo studio indica che la conquista romana ha radicalmente trasformato l’economia egea, aumentando lo sfruttamento delle risorse naturali e causando un aumento dell’inquinamento ambientale. Joseph Maran, archeologo dell’Università di Heidelberg e coautore della ricerca, ha dichiarato che i Romani hanno tratto profitto dalle ricchezze minerarie della regione, intensificando l’estrazione e la lavorazione dei metalli.

Le analisi dei sedimenti mostrano chiaramente un cambiamento nelle concentrazioni di piombo, che si riflette nelle attività economiche della regione. In particolare, la contaminazione più antica è stata individuata nelle aree costiere, mentre i depositi più recenti sono stati trovati sul fondale marino, segno di un’influenza umana sempre più marcata sull’ecosistema dell’Egeo.

Il legame tra piombo, polline e trasformazioni del territorio

Oltre a tracciare l’inquinamento da piombo, i ricercatori hanno analizzato anche le tracce di polline conservate nei sedimenti, riuscendo a ricostruire l’evoluzione della vegetazione nella regione egea nel corso del tempo.

I dati suggeriscono che, parallelamente all’aumento della produzione di argento, vi sia stata una massiccia deforestazione e un’intensa bonifica dei terreni agricoli. Questo processo, avvenuto soprattutto dopo l’arrivo dei Romani, dimostra come l’espansione delle società monetarie abbia avuto un impatto ambientale significativo, trasformando profondamente il paesaggio naturale.

Secondo Jörg Pross, professore presso l’Istituto di Scienze della Terra dell’Università di Heidelberg, i dati combinati su piombo e vegetazione forniscono una visione chiara di come le antiche civiltà siano passate da un’economia basata sull’agricoltura a una più complessa e industrializzata, influenzando in modo irreversibile il loro ambiente.

L’importanza di questo studio risiede nel fatto che dimostra come l’inquinamento da attività minerarie non sia un fenomeno moderno, ma affondi le sue radici in tempi molto più antichi, gettando una nuova luce sull’impatto ecologico delle prime grandi civiltà europee.

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