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La rinascita delle zone umide di New York: il modello di Saw Mill Creek

By Paola Belli
Published 3 Febbraio 2025
7 Min Read
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Contents
Un santuario naturale tra industrie e urbanizzazioneCome funziona la banca di mitigazioneLa sfida della gestione sostenibile delle zone umideUn problema aggravato dall’innalzamento del livello del mareNuove strategie per la conservazione delle zone umideIl futuro della mitigazione ambientale a New York

Un tempo luogo di scarichi abusivi e inquinamento, la palude di Saw Mill Creek, situata sulla West Shore di Staten Island, si è trasformata in un habitat vitale per molte specie di uccelli, tra cui il passero delle saline, la cui sopravvivenza è minacciata dall’innalzamento del livello del mare. Oggi, questa palude rappresenta un caso unico nella gestione ambientale di New York City, fungendo da banca di mitigazione delle zone umide, un modello che potrebbe essere esteso ad altre aree della città.

Un santuario naturale tra industrie e urbanizzazione

Nonostante sia circondata da infrastrutture industriali, la palude di Saw Mill Creek è diventata un ecosistema sano, popolato da erbe alte, canali tortuosi e una fauna ricca. Per proteggerla da danni ambientali, l’area è stata recintata, evitando così intrusioni da parte di aziende locali.

Ciò che la rende unica, però, è la sua funzione di banca di mitigazione ambientale. Questo sistema consente agli sviluppatori che intendono costruire su zone umide altrove in città di acquistare crediti di mitigazione, in conformità con la Sezione 404 del Clean Water Act federale e la politica del “No Net Loss”. Questa normativa impone che ogni ettaro di zona umida distrutto venga compensato dalla creazione o dal restauro di un’area equivalente.

Come funziona la banca di mitigazione

La banca di mitigazione di Saw Mill Creek è nata da un’iniziativa della New York City Economic Development Corporation (NYCEDC), che nel 2019 ha finanziato il restauro della palude con l’obiettivo di generare crediti ambientali da vendere agli sviluppatori.

Peg McBrien, vicepresidente dell’ingegneria ecologica presso WSP, la società incaricata del restauro, ha spiegato come il progetto abbia richiesto cinque anni di iter burocratico prima di ottenere i permessi necessari. Una volta avviato, il recupero ambientale ha comportato la rimozione di pneumatici abbandonati e terreno contaminato, sostituiti con canali di marea e sabbia pulita, fino a creare un’area di 54 acri di habitat rigenerato.

Grazie a questa iniziativa, la NYCEDC ha ricevuto un numero limitato di crediti di mitigazione, che possono essere acquistati da sviluppatori in cerca di conformità ambientale. Questo sistema garantisce che, almeno tecnicamente, non vi sia perdita netta di zone umide a livello cittadino.

La sfida della gestione sostenibile delle zone umide

New York City, densamente popolata e altamente urbanizzata, ha poche possibilità di implementare banche di mitigazione su larga scala, a differenza di altre regioni degli Stati Uniti. Molti potenziali siti di restauro sono contaminati da decenni di attività industriale, rendendoli inadatti alla compensazione ambientale.

Prima dell’introduzione di una banca di mitigazione formale, il Dipartimento dei Parchi gestiva le restaurazioni compensative in modo più informale, vendendo crediti agli sviluppatori prima di eseguire i lavori. Tuttavia, questa soluzione non è sufficiente a coprire la crescente necessità di compensazione, in un contesto di forte competizione per il territorio urbano.

Rebecca Swadek, direttrice della gestione delle zone umide per il Dipartimento dei Parchi, stima che vi siano solo 30 acri di terreni pubblici ancora adatti al restauro. L’espansione urbana e i progetti di energia rinnovabile aumentano la pressione sulle aree disponibili, rendendo sempre più difficile trovare spazio per nuove zone umide compensative.

Un problema aggravato dall’innalzamento del livello del mare

Uno dei limiti della politica del “No Net Loss” è che affronta solo la perdita di zone umide dovuta a sviluppo urbano, ignorando l’erosione causata dal cambiamento climatico. Attualmente, New York City gestisce circa 3.500 acri di paludi salmastre, ma 1.500 di questi stanno progressivamente scomparendo sotto le acque.

Per contrastare questa minaccia, gli ecologisti progettano le restaurazioni a quote più elevate, creando paludi alte meno soggette all’annegamento. Questo approccio è stato applicato proprio nella palude di Saw Mill Creek, per garantire la resilienza a lungo termine dell’habitat.

Nuove strategie per la conservazione delle zone umide

Un’opzione per aumentare l’efficacia della mitigazione sarebbe consentire agli sviluppatori di finanziare non solo la creazione di nuove zone umide, ma anche il miglioramento di quelle esistenti. Questo potrebbe includere operazioni come:

  • Aggiunta di sedimenti per prevenire l’annegamento delle paludi;
  • Rimozione di detriti per migliorare la qualità dell’habitat;
  • Acquisizione di aree interne per permettere la migrazione naturale delle zone umide.

Nel resto dello Stato di New York, la mitigazione avviene attraverso un sistema più strutturato, in cui organizzazioni non profit raccolgono fondi da vari sviluppatori per restaurare zone umide più ampie. Questo approccio permette di creare ecosistemi più continui e sostenibili rispetto agli interventi frammentati nelle aree urbane.

Jim Curatolo, fondatore dell’organizzazione The Wetland Trust, spiega che il suo obiettivo è sempre quello di dare priorità alla fauna selvatica, garantendo la sopravvivenza di tartarughe, rane e salamandre. La creazione di piccole pozze temporanee si è dimostrata particolarmente efficace: bastano pochi mesi perché queste aree vengano popolate da anfibi e altre specie.

Il futuro della mitigazione ambientale a New York

Nonostante i successi della banca di mitigazione di Saw Mill Creek, molti ecologisti, tra cui Curatolo, preferirebbero che le zone umide compensative fossero create in aree più distanti dall’industria e più sostenibili a lungo termine.

Tuttavia, in una città densa e complessa come New York, il bilanciamento tra sviluppo urbano e conservazione è inevitabile. Emily Walker, esperta della Natural Areas Conservancy, sottolinea che la mitigazione ambientale esiste proprio per quei casi in cui non è possibile evitare un impatto sulle zone umide.

Questi ecosistemi, essenziali per la biodiversità e la protezione costiera, devono adattarsi ai mutamenti climatici e urbanistici. L’implementazione di nuove strategie di restauro e l’espansione delle banche di mitigazione potrebbero rappresentare una soluzione innovativa per garantire un futuro sostenibile alle zone umide di New York City.

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