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Nuova tecnologia trasforma i cavi sottomarini del Pacifico in sensori sismici ultra-sensibili

By Valeria Mariani
Published 18 Marzo 2025
3 Min Read
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Un sistema rivoluzionario sta ridefinendo il modo in cui si monitorano i terremoti nell’area dell’Oceano Pacifico, sfruttando la rete esistente di cavi sottomarini in fibra ottica. Un team di scienziati del National Physical Laboratory (NPL) del Regno Unito e del Measurement Standards Laboratory (MSL) della Nuova Zelanda ha inaugurato un metodo innovativo, impiegando una sezione del Southern Cross NEXT, il cavo sottomarino che si estende tra Auckland e Sydney, fino a collegare Los Angeles e le isole del Pacifico, come Fiji, Tokelau e Kiribati.

 

Dallo scorso ottobre 2024, questo tratto di cavo lungo 15.857 chilometri si è trasformato in una sofisticata rete di sensori ottici, capaci di intercettare movimenti sismici e variazioni delle correnti oceaniche con una precisione senza precedenti. Il sistema ha già rilevato oltre 50 terremoti, anche con epicentri distanti centinaia di chilometri dal tracciato dei cavi.

 

Le profondità dell’oceano diventano una rete di sensori

Secondo Giuseppe Marra, Principal Scientist presso il NPL, le acque che circondano la Nuova Zelanda rappresentano un ambiente ideale per testare le capacità di questa tecnologia. In una nota inviata a IFLScience, Marra ha definito l’area come “il laboratorio perfetto” per dimostrare l’efficacia dei sistemi di monitoraggio sottomarino basati su infrastrutture già esistenti.

 

Il Southern Cross NEXT non solo garantisce connessioni internet ad alta velocità per questa vasta regione del Pacifico, ma ora si rivela anche uno strumento fondamentale per lo studio dei terremoti e il potenziale sviluppo di sistemi di allerta precoce per tsunami.

 

I cavi sottomarini: una risorsa sottovalutata per la sicurezza globale

Nonostante il nostro mondo sembri dominato dal wireless, la realtà è che la maggior parte dei dati internet attraversa reti fisiche costituite da cavi in fibra ottica che si estendono lungo i fondali marini. Questo vasto reticolo sottomarino rappresenta una straordinaria opportunità per ampliare la rete di sensori geofisici, sfruttando le infrastrutture di telecomunicazione già operative.

 

I ricercatori, infatti, proseguiranno le misurazioni fino a dicembre 2025, raccogliendo dati cruciali per costruire un futuro sistema globale di rilevamento sismico. Secondo Bill Fry, sismo-tectonofisico presso GNS Science, l’integrazione di questi nuovi dati cablati con altre fonti di informazione migliorerà sensibilmente la velocità e l’efficacia degli avvisi di tsunami, potenzialmente salvando molte vite lungo le coste della Nuova Zelanda e delle isole del Pacifico.

 

Fry ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa come esempio di cooperazione scientifica internazionale e di come l’ingegno tecnologico possa trasformare una normale infrastruttura di telecomunicazioni in una sentinella dei mari, capace di ascoltare e interpretare i segnali nascosti delle profondità oceaniche.

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